
La curiosa storia del “Maiale”, il “torpedo umano” italiano
Da quando, nell'ultimo quarto del XIX secolo, la Marina spagnola adottò l'uso del torpedo come arma per dotare le proprie navi di superficie e sottomarini, fino ad oggi, molti e vari sono stati i tipi utilizzati, a seconda di quale unità li portasse e dell'uso a cui erano destinati al momento del lancio.
Così, dai torpedini automobili tipo Schwartzkopff o Whitehead, che sarebbero stati i primi ad essere utilizzati dai nostri torpedini, ai moderni F17 filoguidati lanciati dai nostri sottomarini classe Galerna o ai più moderni ancora del tipo DM2A4 che lanceranno gli S80 plus, la Marina spagnola ha utilizzato diversi tipi di torpedini a seconda di una serie di fattori. Ma tra tutta quella vasta gamma di torpedini, ce n'era uno molto singolare di cui abbiamo avuto solo un'unità, che oggi è conservata in un museo italiano. La storia è la seguente.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, uno dei sottomarini della Regia Marina Italiana, chiamato “Sciré”, fu appositamente attrezzato per trasportare torpedini umani. Questi erano equipaggiati da due uomini e erano stati specificamente progettati per dare “colpi di mano” contro installazioni nemiche, raggiungendo notevoli successi durante il corso del conflitto.
Nel gergo navale erano conosciuti come SLC (abbreviazione di Siluro a Lenta Corsa, o Torpedo di Marcia Lenta), e anche come “maiale” (porcello), essendo i responsabili del loro uso la celebre Flotigglia MAS della Regia Marina.
All'alba del 30 ottobre 1940, dalla baia di Algeciras, si lanciò da parte italiana un attacco con tre di questi torpedini contro le navi britanniche ormeggiate a Gibilterra, operazione che risultò fallita a causa di guasti, casualmente, in tutti e tre i congegni. Quando ciò accadde, gli stessi membri dell'equipaggio italiano tentarono di affondarli, riuscendo nel loro intento solo in due di essi, ma ce n'era un terzo, al quale fallì anche il sistema di valvole di allagamento. Questo ultimo torpedino, al momento dell'azione, era equipaggiato dall'ufficiale Teseo Tesei e dal sottufficiale subacqueo Alcide Pedretti, che finirono per abbandonarlo al suo destino, raggiungendo entrambi la costa a nuoto, costa che raggiunse poco dopo anche il torpedino stesso, dopo essere andato alla deriva e rimanendo arenato sulla spiaggia di La Línea de la Concepción a causa dell'azione del vento e delle maree.
La mattina seguente, dopo essere stato scoperto dalla Guardia Civil, questi avvisarono la Marina, che inviò personale per occuparsene, i quali lo trasferirono inizialmente all'Arsenale di La Carraca per il suo studio, e successivamente alla Scuola di Immersione della Marina, a Cartagena, poiché si ritenne che tale torpedino, se possibile utilizzarlo, dovesse essere utilizzato da subacquei.
Così, per diversi decenni rimase come pezzo da museo nella suddetta Scuola di Subacquei, situata allora nell'Arsenale di Cartagena, all'interno delle strutture della Base Sottomarini, venendo successivamente trasferito nelle nuove strutture del Centro di Immersione della Marina, nella Stazione Navale di La Algameca, che vennero a sostituire le primitive situate nell'Arsenale.
Per molti anni, si ha notizia che sia stato mostrato al pubblico in un'unica occasione, evento che si sarebbe verificato nella prima delle tre Settimane Navali che si sarebbero svolte in Spagna, precisamente a Barcellona, arrivando nella Ciudad Condal stivato sul ponte della nave di salvataggio “Poseidón”. Era l'estate del 1966. Al termine di quegli atti, dove sarebbe stata una delle “stelle” per il fatto di essere un pezzo unico e sconosciuto al grande pubblico, tornò di nuovo a Cartagena, dove continuò a svolgere funzioni semplicemente ornamentali.
Passati alcuni anni, questo torpedino che era appartenuto un tempo alla Marina italiana, attirò l'attenzione dei membri di una commissione della suddetta Marina, che si era recata a Cartagena in occasione di alcune manovre congiunte. Al termine delle stesse, questo personale presentò un rapporto ai propri superiori causando piacevole sorpresa perché apparentemente ignoravano l'esistenza dello stesso. Giunta la richiesta dall'Italia al Quartier Generale della Marina a Madrid, alla fine si acconsentì a consegnarlo agli italiani, ai quali in realtà fu venduto per il prezzo simbolico di una peseta.
Questi, dopo aver ricevuto tale reliquia a braccia aperte, intrapresero i dovuti e necessari lavori di restauro come pezzo da museo che già era, e solo pochi mesi dopo fu pronto per la sua pubblica esposizione, formando oggi parte del patrimonio museale navale della Regia Marina, ed essendo esposto al pubblico nel grazioso Museo del Comando Raggruppamento Subacquei ed Incursori che porta il nome di “Teseo Tesi”, precisamente l'ufficiale che lo equipaggiava al momento dell'abbandono, situato a Varignano (La Spezia).
Foto: archivio e autore di Diego Quevedo Carmona







