
Un progetto valenciano cerca di riutilizzare i rifiuti portuali per ridurre l'impatto ambientale del trasporto marittimo
Un progetto valenciano cerca di dare una seconda vita ai rifiuti organici generati nei porti e utilizzarli per proteggere le navi in modo più sostenibile.
L'iniziativa, denominata Endfouling, ha come obiettivo sviluppare nuovi materiali e additivi di origine biologica capaci di evitare la formazione di incrostazioni marine sugli scafi delle navi e altre strutture sommerse.
Queste incrostazioni, conosciute come biofouling, si verificano quando organismi marini come alghe, molluschi o batteri si attaccano alle superfici sott'acqua. Questo fenomeno aumenta la resistenza al movimento delle navi, costringendo a consumare fino al 9% in più di carburante, secondo dati dell'OMI.
Per combattere questo problema, il progetto indaga come sfruttare i rifiuti organici provenienti dall'attività portuale per creare soluzioni naturali che impediscano la formazione di queste incrostazioni. A differenza di altri metodi tradizionali, che spesso ricorrono a prodotti chimici, questo progetto punta su alternative biologiche basate su enzimi e microrganismi.
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