
Il dubbio arenamento della nave libanese “George C” a Punta Curra-Caldebarcos. Un episodio del 1962
Nella mattina del 6 novembre 1962, la nave libanese “George C” si arenava a Punta Curra (Caldebarcos-Carnota). Era sotto il comando del capitano olandese Roy Mike Kahan e con un equipaggio di 22 marinai aveva caricato solfato ammonico nel porto di Gand (Belgio) e si dirigeva verso San Pedro de Macoris (Repubblica Dominicana).
Quando si trovava al largo della costa di Finisterre, fu coinvolto in una violenta tempesta di forza 9 con forti piogge che rendevano difficile la visibilità. Cercando riparo, il capitano diresse la nave verso la ría di Corcubión, tuttavia per ignoranza, intenzionalità o mancanza di visibilità, presero una rotta errata che li avvicinò troppo alla costa di Carnota, provocando l'impatto con uno dei numerosi fondali, finendo infine arenato a Punta Curra (Caldebarcos).
Era le dieci di sera del 5 novembre quando lo scafo colpì violentemente alcune rocce che provocarono l'allagamento delle macchine, rimanendo arenato a circa 200 metri dalla terra. Dopo una prima ispezione e vista la gravità della situazione, il capitano ordinò al telegrafista di inviare un messaggio di soccorso, ordinando allo stesso tempo il lancio di razzi per far osservare la sua posizione dalla terra nell'oscurità della notte.
Dalla costa, la sua compromessa situazione fu osservata da un pescatore che la comunicò all'Aiutante di Marina di Corcubión, Manuel Coronilla Muñoz, il quale, dopo aver avvisato i suoi superiori, si diresse in automobile verso la zona per studiare la situazione e dirigere le operazioni di soccorso. Dal porto di A Coruña, dopo aver ricevuto il messaggio, partì il rimorchiatore tedesco “Atlantic” con l'intenzione di prestare aiuto.
La nave era fortemente intrappolata tra le rocce e il mare la colpiva con forza; all'alba del 6, e in accordo con le autorità marittime, si decise di abbandonare la nave, per fare ciò contarono sull'aiuto di diverse imbarcazioni da pesca della zona che, con grande pericolo, si avvicinarono al suo fianco e recuperarono l'equipaggio (eccetto il capitano, il telegrafista e il nostromo che rimasero a bordo), venendo trasferiti al porto di Corcubión al termine dell'operazione.
Dopo aver effettuato un controllo dello stato della nave da parte del capitano e dei due membri dell'equipaggio rimasti a bordo, osservarono che le stive 1, 2 e 3 e la sala macchine erano allagate e con considerevoli vie d'acqua sul lato di dritta; vista la situazione, il capitano decise di abbandonare la nave considerandola perduta, per fare ciò contò sull'aiuto del pilota del porto di Corcubión e della sua imbarcazione, sulla quale imbarcarono diversi membri dell'equipaggio per recuperare i bagagli lasciati a bordo. Una volta recuperati, questi furono caricati su una delle scialuppe di salvataggio che fu calata in mare e, a rimorchio della barca del pilota, furono portati a Corcubión dove il capitano rese dichiarazione alle autorità marittime. Il rimorchiatore “Atlantic”, dopo il suo arrivo in zona, constatò che il salvataggio era impraticabile e tornò a La Coruña.
Il 7 novembre, il capitano espresse la sua gratitudine per il morale e le speranze che gli davano quelle piccole imbarcazioni che, con il loro coraggio, rimasero in quella tremenda tempesta esponendosi al pericolo di affondare in qualsiasi momento durante le 10 ore che rimasero in quel luogo e per i perfetti soccorsi prestati con tutta tranquillità, disinteresse e competenza, così come alle Autorità marittime che collaborarono in ogni momento e con rischio nel salvataggio dell'equipaggio, così come al consignatario per le attenzioni riservate all'equipaggio.
L'armatore era la Demannet Corporation di Panama, che abbandonò la nave a favore della compagnia assicurativa italiana Assicurazioni Generali di Milano, che successivamente vendette la nave per rottame. Nelle operazioni di smantellamento partecipò la compagnia del sub di Corcubión José Yermo Mandayo.
Su questo naufragio aleggiò la possibilità che fosse stato realizzato con l'intenzione di disfarsi della nave e incassare l'assicurazione, sebbene non si potesse confermare.
Era stata costruita come “Noordwijk” nel 1939 presso il cantiere J. Smit Gzn Alblasserdam di Rotterdam per la Stoomvaart Maatschappij Wijklijn, essendo stata requisita nel 1940 dai tedeschi. Al termine della Seconda Guerra Mondiale si trovava danneggiata a Kristiansund; dopo essere stata restituita ai suoi proprietari, fu riparata e continuò a navigare per la stessa compagnia fino al 1955, quando fu venduta a una compagnia danese che cambiò il nome in “Varangberg” e nel 1960 fu venduta alla Demannet Corporation di Panama, che la registrò in Libano e le cambiò il nome in “George”. Le sue dimensioni erano le seguenti: tonnellate nette 2.010, tonnellate lorde 3.729. Lunghezza 103,6 metri, larghezza 15,24 metri, altezza 9,22 metri.



Foto: archivio di Aquiles Garea


